martedì, 7/12/2021 | 7:40 CET
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Pucci e il suo giro d’Italia!

Abbiamo intervistato il nostro Marco Pucci per farci raccontare l’esperienza vissuta recentemente in giro per l’Italia con la partecipazione a diversi campionati regionali.

Ciao Marco, raccontaci come nasce questa idea?
Ciao a tutti, ben trovati. Allora l’idea di partecipare a tanti campionati regionali è nata tre anni fa dal fatto che, seguendo un programma con tanto lavoro di carico e sofferenza e due soli scarichi annuali importati, prima degli italiani e appunto prima dei regionali, volevo sfruttare al meglio il mio stato di forma facendo il maggior numero di gare possibile. Tant’è che nel 2016 e nel 2017 le mie migliori prestazioni nelle mie 5-6 gare di punta le feci tutte tra i regionali del Lazio, della Toscana, del Piemonte e dell’Emilia. Mentre durante il resto della stagione difficilmente mi sono avvicinato a quei tempi.

Quanto di tecnico e quanto di goliardico c’è dietro questa tua scelta?
Per i primi due anni la cosa è nata come scelta tecnica, ma vuoi per il mio carattere, vuoi per il mio modo di vivere le gare è diventata una cosa molto più goliardica che prettamente tecnica. Quest’anno addirittura con una programmazione diversa e senza lo scarico importante, di cui parlavo prima, che abbiamo previsto più avanti, è stata una cosa esclusivamente goliardica. Sapevo che sarebbe stato impossibile ripetere i tempi eccezionali fatti lo scorso febbraio quando stavo al top della forma. Pur sapendo questo ho deciso di partecipare al maggior numero di regionali possibile perché l’atmosfera e l’entusiasmo che si vive durante un campionato regionale, di qualsiasi regione si tratti è difficile riviverli a un trofeo. Solo agli italiani c’è un’atmosfera simile. Per tante squadre e tanti atleti i campionati regionali sono un punto d’arrivo o quantomeno uno snodo fondamentale della stagione e quindi c’è sempre tanta partecipazione e la voglia di essere sempre al massimo. A me queste cose condensate insieme piacciono un sacco.

Quale campionato regionale ti ha colpito di più e perché?
Difficile rispondere a questa domanda. Ogni campionato ha i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza. Che i regionali del Piemonte, dell’Emilia, del Lazio o della Toscana siano campionati di livello assoluto e che vengono fatti in impianti altrettanto favolosi è sotto l’occhio di tutti. Per questo voglio citare i regionali delle Marche che pur essendo una regione molto più piccola fanno registrare comunque un numero notevole di iscritti in un ottimo impianto, quello di Fabriano, sotto la precisa e attenta organizzazione della meravigliosa Lucia Ippoliti.

Quale campionato ti ha invece deluso e perché?
Qualche anno fa rimasi un po’ deluso dai regionali Abruzzo difatti non sono più tornato. Non tanto dall’organizzazione o dalla piscina quanto dal modo in cui venni accolto. Soprattutto a fine gare, in un regionale che fa 100 iscritti e non 1.000, pur essendo fuori gara andai a chiedere una medaglia ricordo perché le medaglie dei regionali sono quelle a cui tengo di più e mi fu detto di no. Io gli dissi che avevo fatto un sacco di chilometri e che in tutti i regionali mi avevano sempre accontentato (e di questo ringrazio tutte le varie organizzazioni che con me hanno sempre un occhio di riguardo) e che a loro darmi una medaglia ricordo gli sarebbe costato nulla. Mi fu risposto dalla tipa alle medaglie “allora se sono tanto bravi la prossima volta iscriviti agli altri regionali anziché venire ai nostri”. Ci rimasi male. Molto male. Difatti dal 2013 o 2014, non ricordo che anno era non ci sono più tornato. Anche perché c’è modo e modo di dire le cose.

Dove hai ottenuto i migliori risultati?
Quest’anno le uniche gare che sono andate relativamente bene sono quelle di Ostia, i 400 e gli 800 stile libero. Pur non ripetendo le prestazioni dello scorso anno sono riuscito a tirar fuori la mia cazzimma e sono andato vicino ai miei tempi migliori. Più che merito mio credo sia stato merito della squadra. Avere i compagni che ti tifano e sentirsi addosso quella responsabilità di dover andare forte per raggiungere un determinato obiettivo ti fanno tirare fuori quel qualcosa che magari a livello fisico in quel momento non hai.

E la gara più emozionante quale è stata?
Quest’anno sono indeciso tra gli 800 di Ostia e i 400 di Fabriano nelle Marche. A Fabriano non ho fatto un gran tempo, ma la gara è stata comunque emozionante perché è stato un testa a testa spettacolare dall’inizio alla fine col mio amico Filippo Cocco e alla fine siamo arrivati separati da soli due decimi. Stessa cosa agli 800 di Ostia dove altre ai miei compagni, per il tempo buono devo ringraziare anche Daniele Dezi col quale ho fatto tutta la gara fianco a fianco. Non avessi avuto lui a darmi il ritmo difficilmente avrei chiuso in 8’54. Se mi permetti voglio citare anche una gara dei regionali dello scorso anno dove oltre ad aver fatto un’accoppiata incredibile ai regionali Lazio su 800 e 1500 (8’45 e 16’56) a quelli del Piemonte ho fatto quella che ritengo sia stata la mia gara più bella in assoluto finora. Il 400 misti. Chiusi in 4’48 tempo eccezionale. Ancor più pazzesco se si pensa che venivo dalle fatiche dell’800 del giorno prima e dal lungo viaggio in macchina.

E quella più deludente invece?
Te ne potrei elencare diverse quest’anno, però limitandosi sempre ai regionali direi il 200 delfino ai regionali Emilia. Dopo il 2’16 dello scorso anno pensavo di poter scendere ancora e mi ero caricato di aspettative. Ero proprio convinto che avrei fatto una gara strepitosa, ma forse proprio questa sicurezza mi ha portato a sottovalutare la gara che è una cosa che non andrebbe mai fatta. Ho provato il passaggio aggressivo e ho chiuso in piedi gli ultimi 25 metri cosa che onestamente non mi era mai capitata prima d’ora. Una cosa, però l’ho capita. Non si può fare un 200 delfino e pensare di poter andare pure forte senza una preparazione adeguata. Il nuoto non è il calcio dove anche senza allenamento ti puoi inventare una giocata e risolvi la partita. Nel nuoto raccogli ciò che semini in particolar modo in uno stile faticoso ed impegnativo come il delfino.

Quali emozioni hai provato nel contribuire a un risultato storico per la Roma Nuoto Master?
È stata un’esperienza fantastica. Sono felice di far parte di questo gruppo unito, affiatato, compatto. È stato un risultato pazzesco, credo impensabile fino a due anni fa per questa squadra. E pur essendo il primo ad essere consapevole di essere l’ultima ruota di un carro che funzionava, funziona e funzionerebbe bene a prescindere dalla presenza di Marco Pucci sono orgoglioso di farne parte e di aver dato il mio piccolo contributo per il raggiungimento di questo titolo.

Oltre che per i regionali tu gareggi continuamente e ovunque durante tutto l’anno. Cosa ti spinge a fare questo giro d’Italia? Non pensi che gareggiando meno e soprattutto più vicino casa otterresti risultati ancora migliori di quelli, peraltro già ottimi, che hai finora ottenuto?
Senza dubbio se limitassi a un numero ragionevole le mie gare e soprattutto se evitassi viaggi continui a livello di prestazioni ne gioverei sicuramente. Però credo che non sarei altrettanto felice di quello che faccio come lo sono invece ora. È vero che si “lavora” e ci impegniamo per andare forte in acqua e per vedere un certo tempo sul tabellone, ma è altrettanto vero che non siamo professionisti, non siamo pagati e quello che si fa lo facciamo per passione. Io dovessi fare 5-6 trofei l’anno e magari circoscritti solo nelle mie zone perderei tutto il mio entusiasmo. Anche se dovessi chiudere, per fare un esempio, un 400 stile sotto i 4’15. Preferisco fare 4’18 e divertirmi. Il bello del nostro sport, secondo me, è quello di cercare di vivere tutto il contesto che ci circonda e non solo il minuto o due di gara. A me piace conoscere persone nuove, confrontarmi con realtà diverse. Nel corso di questi anni ho stretto legami sinceri e profondi con persone che abitano lontano da me che mai avrei pensato. Per me il concetto di nuoto è un concetto molto più ampio del “fare la gara, andare forte e tornare a casa”.
Girando hai la possibilità di vedere e conoscere tante realtà diverse.

Cos’è che ti piace di più e cosa di meno di questo mondo master?
La risposta è la stessa sia per ciò che mi piace di più e ciò che mi piace di meno: le persone. Come ho già detto amo tanto girare proprio per questo. Perché si incontrano un sacco di belle persone e si creano tanti rapporti favolosi. Allo stesso tempo per la legge dei grandi numeri ogni 10 persone una che rompe la trovi sempre e per questo ti dico che ciò che mi piace meno sono una piccola parte delle persone. Quelle che ti giudicano senza conoscerti. Quelle che usano i social per offendere, per provocare o per mettere zizzania tra la gente. Quelle che se dici che ti alleni poco e vai forte allora sei un dopato. Se invece dici che ti alleni tanto allora sei uno sfigato perché la vita non è fatta solo di nuoto. Insomma quelli che qualsiasi cosa fai ti giudicano male. Per fortuna ho imparato a isolare questo tipo di persone e mi godo le altre. Che nel nostro ambiente sono comunque la stragrande maggioranza.

Questo tuo girare col sorriso e questo tuo essere “social” ti ha portato ad essere un master apprezzato da molti nel circuito. Come vivi questa “popolarità”?
Piano piano, non so se come dici tu sono tra i master più apprezzati del circuito. In ogni caso se davvero sono così apprezzato come dici penso sia dovuto al fatto che a ogni gara sono sempre sorridente. Rido, scherzo e mi “selfo” con tutti. Non sono certo uno che se la tira. Poi se questo mio modo di essere mi porta ad essere più o meno apprezzato non lo so. Ci sono quelli sempre imbronciati e tesi o quelli che non parlano mai con nessuno, tolti i loro 3 o 4 seguaci, perché si ritengono superiori alla massa a cui non credo che possa piacere uno solare e caciarone come me. Però sai sono punti di vista e a prescindere che piaccia o meno non posso certo smettere di essere come sono.

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